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venerdì , 20 aprile 2018

Mango

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Pino Mango è stato un artista lucano di cui andar fieri. Nato a Lagonegro (Potenza) il 6 novembre del 1954, ha sempre rivendicato con orgoglio le origini umili della sua terra, la mia Basilicata. Per un doloroso ma significativo scherzo del destino ci ha lasciato il 6 dicembre 2014 proprio mentre si trovava su un palco lucano (a Policoro vicino Matera) per esprimere ancora una volta quella passione che l’ha proiettato ben oltre i confini regionali: la musica e il canto.

Continueranno però a farci viaggiare le perle che ha disseminato in quasi 40 anni di singolare carriera: da Bella d’estate e Nella mia città ad Australia e Oro, da Come Monna Lisa e La rosa dell’inverno a Lei verrà solo per citarne alcune. Nell’epica degli mp3 custodisco gelosamente quei cd che rimandano inevitabilmente agli anni d’oro dell’infanzia.

«Se Mango fosse stato straniero – ha fatto notare un bravo giornalista musicale come Andrea Pedrinelli – avrebbe avuto anche maggior considerazione da critica e pubblico nostrani». Non si può però negare la voce unica e l’abilità nel miscelare gli echi delle radici con i suoni moderni, il folk e la melodia, il rock e il Mediterraneo. Un cantante, un poeta, che aveva davvero qualcosa da dire: «L’artista ha un dovere – diceva – far riscoprire la bellezza del mondo a quanta più gente possibile, tramite quanto sa esprimere».

Controcorrente sempre, come nel pezzo La sposa di qualche anno fa, una vera provocazione per chi non crede più nel matrimonio: «Scrivendo quasi tutto io – spiegò – sono più diretto: in particolare nel far risaltare valori che il mondo di oggi non esalta quasi più. La sposa è un esempio: però non è solo il canto della fedeltà di una scelta d’amore. È anche una canzone sulla coerenza con noi stessi, sulla necessità di rispettare anzitutto la nostra stessa persona».

Nel 2004 ha sposato Laura Valente (che è stata voce e solista dei Matia Bazar) con cui scelse di duettare nel 2007 a Sanremo e da cui ha avuto due figli che sembrano vogliano ripercorrere le orme del padre e compaiono anche nei suoi ultimi lavori: Filippo (batteria) e Angelina (voce). «Se vorranno far musica bene – ha detto Mango – L’importante è non mandarli in Tv. Ai talent non li manderò mai. Lì si creano inconsistenze artistiche e illusioni pericolose. Il talento non si insegna, specie lì. Non si può fare della musica, un mestiere, senza sacrifici o gavetta».

Nel suo ultimo album, L’amore invisibile, accanto a tre inediti compaiono non delle cover, ma delle personalissime riscritture di pezzi di successo. Colpisce come nel brano L’immenso di Minghi abbia voluto aggiungere il verso «L’immenso è Dio». Mango non ha avuto esitazioni: «Andava rimarcata quella riflessione, a mio avviso. Non è vero che oltre il mondo fisico non c’è nulla, ed è bello cantarlo».

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